Associazione Piazza San Marco
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Luca Massimo Barbero, Direttore dell’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Cini

Come immagina Venezia nel futuro?
Dobbiamo ripopolare Venezia, è ormai da decenni che se ne parla. Non possiamo essere semplicemente dei custodi della città, la si far ritornare come era in origine: un luogo dove vivere e lavorare e non solo nel campo turistico. Venezia nasce isola e porto. Un porto non si visita solamente. Un porto attivo non è un luogo che vive di rendita della propria immagine e splendide rovine, produce merci, le scambia è un luogo cui tornare e da cui partire, non una splendida vetrina. Ed un porto intorno ha necessariamente una città viva e popolata. Cosa possono fare la politica e i cittadini per una rinascita di Venezia? Voglio ricordare che i cittadini sono la politica, e non viceversa: è un qualcosa che va ristabilito. Bisogna smettere il continuo lamento veneziano, anche nel semplice pensarlo, e riempire la città di gente, di giovani, di energie fattive.  Ho molto apprezzato la proposta dello Iuav di destinare le case per turisti agli studenti. Draconiche misure sugli affitti delle case e stop alle affittanze brevi. Capisco che molti che dicono di "tenere" a Venezia poi vivano di rendita ed affitti brevi, ma tant'è allora. Venezia per paradosso è un’isola meravigliosamente collegata ed è una ottima "base" per chi vuole abitarla muovendosi agevolmente in modo nazionale ed internazionale. Un'ottima risposta al caos oggi evidente delle metropoli. E rendere possibile a chi desidera viverla potervi abitare anche solo per qualche tempo o un lungo periodo. E tornare a un’ottima accoglienza per le persone che vogliono venire a vedere la vita di Venezia: là fuori, c'è la concorrenza. Proponga un'idea specifica in almeno uno di questi ambiti: ambiente, residenzialità, lavoro, cultura, sicurezza, turismo. Venezia deve pensare a una politica di profonda implementazione di spazi e di architetture contemporanee. Spazi sociali oserei perfino suggerire spazi sportivi straordinari e diffusi in città veri utili collettivi, aperti. Inoltre, pensare spazi non solo culturali nuovi con un gusto nuovo, vero che la tolgano dall'immonda immagine settecentesca in poliuretano espanso e trine sintetiche di cui è stata inondata come un immondezzaio. Nuovi spazi resi moderni per imprese che invece di usare portino lavoro e di conseguenza popolazione. Ma per cortesia non quella cosa che qualcuno chiama incubatoi, il solo termine fa rabbrividire. Intraprendere una politica di defiscalizzazione per i giovani che intendono aprire piccole attività culturali ed artigianali. Insomma, non portare gente a Venezia ma portare gente a Vivere Venezia, d'ogni censo. (so che non si usa più dirlo ma sarei stanco anche di sentire un termine come "bella gente". Belli sono coloro i quali vivono la città con responsabilità dandole energia, la amano e producono in città. Vivere di conseguenza non significa solo spendere ma creare circolazione di vita ed attività). Investire e rifondare luoghi per studi, per ricerca, per lavoro collettivo a Marghera, che non è su Marte e collegata via acqua sarebbe raggiungibilissima ed enorme di spazi.  Creare una vita contemporanea di Venezia anche all’infuori dell’isola alcune attività culturali, artistiche, insomma anche il "divertimento" che pare si associ esclusivamente al rumore ed invece è parte delle città vere, vive. I giovani hanno diritto a divertirsi e non solo loro. Tutto questo però è legato alla volontà ed al numero degli abitanti e alle condizioni che la politica può creare perché le persone scelgano ancora Venezia come luogo dove vivere. Senza le persone, la città non sopravvive e si mummifica. E perché le persone tornino a Venezia, servono spazi, architetture, servizi e atteggiamenti contemporanei. Siamo abituati a camminare nel bello, ma bisogna meritarselo e capirlo e nutrirlo ogni giorno.